lunedì 17 giugno 2013

Gallicianò l'El dorado di storia, cultura e civiltà : «Àzzali christianì ti prostàzete ta Idrìmata, sas gràfome ghiatì den ìmmasto sìmfoni apànu sta pràmata ti egràspasi cambòsse efimerìde platègonda an ta telestèa fàtti tis dikeosìni pu enghìasi to ccèddhi chorìo tu Gaddhicianù, o pìos èchi ta dicà-tu charakteristikà ce tes dikèntu omorfìe stin parapoddhì palèa glòssa grèca tis Calavrìa ti ene ena megàlo calò ti to UNESCO sèli na pparèssi. I dikì-ma pricàda ghènete lìssa sciporègonda pos ta mass-media ethnikà ce an tes merìemma eplatèssa apànu sce tùndo tèma (èchonda ciòla ecìnu pu tos eiàssa apìssu me plen o plen lìgo sciporessìa), cànnonda ìvri ùlli tin cumunìa tu Gaddhicianù pòse mìa crifunìa àsce parapoddhù àcharu christianù, me àddha lòghia cànnonda àsce ùllo to chòrto ena fortì, den canunònda ton pòno tos christianò pu den èchusi merticò sce tùnda pràmata. Òtus ène ti ston ìdio kerò ene annòristi, chedemmèni, den diameremmèni, colimèni tin dulìa ton christianò pu amburiàzonde ghià na pàu ambrò ta calà pràmata tu chorìu, tis cultùra ce tis iconomìa, ti cèrta ene ta plen megàla merticà ton christianò, ghià na mi tegliòi tùti cumunìa sto scotìdi ce stin addhimmonimìa. Ùnti ti den piànnome merticò stes efimerìde ce stin tileòrasi, thàmme ene ghià tùndo pràma ti ene aghìresta ta màgna ce pìzila pràmata tis cumunìa tu Gaddhicianù ce èrchonde feremèna ambrò manachò ccèglia fattùcia ti den cànnu ìvri to alisinò ce pìzalo Gaddhicianò. Tùta fàtti iuvègusi manachò ecinò ce cànnu megàle zimìe sce ùlli tin cumunìa. Ghiàtto, cuddhìzonda me megàli putìri ti i plen poddhì christianì tu Gaddhicianù ene làrga an ta àscima pràmata ti egràstissa stes efimerìde ce an tin andràngheta, cràzome ecìnu pu meletàu, ecìnu pu gràfusi ce ùllu ecìnu ti sèlu na èrtu na ìvrusi to Gaddhicianò, na to càmusi àsketa, ghià na nghìusi me ta chèria tin plusìa tis istorìa, cultùra, athropìa, filoscenìa, ti ene to calòs-ìrtese 'sce tùndi cumunìa pu èchi chigliàde chrònia».



GALLICIANO’- E’ rivolta a tutte le istituzioni, la lettera giunta dal borgo ellenofono, a firma del Presidente dell’Associazione CUM.EL.CA., Giuseppe Zindato.
Egregi Signori che rappresentate le Istituzioni ai vari livelli, scriviamo a voi per discostarci da quanto è stato scritto da alcuni giornali a proposito delle vicende giudiziarie che  hanno interessato il borgo di Gallicianò, la cui peculiarità e bellezza è nella lingua grecanica che è oggetto di interesse da parte dell’UNESCO, in quanto bene immateriale. Il nostro rammarico si trasforma in sdegno nell’apprendere come i mass-media Nazionali e locali hanno trattato la questione (trovando anche chi li ha sostenuti più o meno consapevolmente), descrivendo la comunità Gallicianese tutta come un covo di criminali, cioè facendo di tutta l'erba un fascio, indifferenti alla sofferenza delle persone non implicate nella vicenda. Infatti contemporaneamente viene ignorato, sottovalutato, non valutato, ostacolato il lavoro di chi, sicuramente la maggioranza dei cittadini, si prodiga in ambito sociale, civile, politico, culturale ed economico per non fare finire questa comunità nell’oblio. Probabilmente, il non far parte del grande circuito mediatico, fa sì che siano trascurati i molteplici aspetti positivi e vengano portati alla ribalta solo aspetti marginali e non rappresentativi della vera realtà di Gallicianò. Tali fatti assumono una valenza totalizzante fine a se stessa ed offensiva della stessa comunità. Pertanto, nel ribadire con forza che la stragrande maggioranza dei cittadini di Gallicianò è estranea a dinamiche criminali e alla cultura mafiosa, si invitano nel contempo studiosi, giornalisti e coloro i quali vogliano venire a visitare Gallicianò, a farlo senza pregiudizi, affinche si rendano conto della ricchezza di storia, cultura, umanità, accoglienza ed ospitalità, che sono il biglietto da visita di questa millenaria comunità».

domenica 16 giugno 2013

Hippolita 7



7
Monte Olimpo.
Il monte più alto della Grecia. Un monte come tanti a prima vista e così è infatti. Non sembra la dimora degli dei e non lo è… eppure attraverso questo luogo si accede ad un altro piano dimensionale. La sede degli dei. Due troni d’oro in fondo alla stanza sostenuta da tantissime colonne dello stesso materia. Un tempo ci si sarebbero seduti sopra il re e la regina degli dei. Zeus e Era. Entrambi però sono morti. Ora ci è seduto uno dei vecchi dei. Ade. Uno dei responsabili del massacro. Fuori questa sede, posta in un luogo su cui non interferiscono né le leggi della fisica né quelli spazio temporali vi è un gruppo di individui. A prima vista sembrerebbero un gruppo di normali escursionisti, ma non lo sono. Sono dei. La prima a passare è una donna sui cinquanta anni che di professione fa la contadina, ma non appena oltrepassa la soglia che divide il nostro mondo da questo luogo diventa Demetra, la dea della terra e delle messi, sorella di Zeus e madre di Proserpina, moglie di Ade.
Gli dei hanno deciso di far passare prima lei affinché le due divinità si chiarissero. Dovevano infatti trovare un compromesso per il bene di tutti loro.

martedì 4 giugno 2013

Cara Conchita Roccaforte del Greco è feudo di storia e cultura


Pubblicato su: Nta Calabria

ROCCAFORTE DEL GRECO- «Nutrire sentimenti confusi, di odio e amore, nei riguardi del paese in cui si è nati- affermò Mario La Cava ne Il Piemontese che adottò il Sud- è cosa che può accadere in tutte le latitudini: se si è altrove, si sogna il ritorno; se poi si rimane, si vorrebbe fuggire via».
La Calabria è una delle regioni in cui quest’ambivalenza dell’animo umano più si manifesta e a Roccaforte del Greco ha segnato la fine di un’intera comunità. Dato che il pregiudizio e la supposizione di colpevolezza accompagna noi calabresi, inviata Conchita, le specifico che non vi deve essere identità alcuna, di lombrosiana memoria, tra l’essere calabresi e il comportarsi da ‘ndranghetisti.

sabato 1 giugno 2013

Il ritorno alla fossa occipitale mediana


Il ritorno alla fossa occipitale mediana.

Più di un secolo fa, un famosissimo studioso italiano, Cesare Lombroso, il cui nome, secondo me, la storia non dovrebbe dimenticare, fece l’autopsia sul brigante Villella, scoprendo nel cranio una fossa, che chiamò occipitale mediana. Una grande scoperta secondo lui, che dimostrava non solo la nostra discendenza dai primati ma che gli atti criminali fossero dovuti a tare fisiche. Aveva scoperto il delinquente nato. Il luminare però non si fermò qui. Fece un semplice paragone: Villella era simili a tutti gli altri meridionali, dunque in tutti loro vi doveva essere questa fossa occipitale ed ecco giungere alla generalizzazione: tutti i meridionali sono uguali e quindi sono biologicamente inferiori. Il nostro destino era inciso nel nostro corpo, eravamo assetati di sangue e non rispettosi della legge o dello Stato. Un’orda barbara.  Gli UNNI del XIX secolo

Post più popolari