Battle Royale
Battle Royale
Il libro
dello scrittore giapponese Koushun Takami è ambientato nella “Repubblica della
Grande Asia” , uno stato totalitario, che è riuscito a piegare il proprio
popolo in maniera talmente assoluto tanto da riuscire a imporgli un Programma
crudele e assurdo che si svolge ogni anno e nel quale vengono selezionate
attraverso un sorteggio alcune classi di terza media dai vari distretti scolastici.
Il Programma non è altro che un “gioco” di sopravvivenza che consiste in una
lotta all’ultimo sangue in cui amici e compagni di classe devono uccidersi a
vicenda fin quando non ne rimarrà uno solo, il vincitore. Vi ricorda qualcosa? Forse
uno degli ultimi successi a livello internazionale, Hunger Games. Non vi
preoccupate non è un plagio visto che lo scrittore lo ha pubblicato nell’ormai
lontano 1999 e quindi è il libro americano a esserne debitore. La storia inizia
con la classe che va in gita scolastica ignara di aver “vinto” la selezione
annuale. Gli alunni, che parteciperanno al gioco sono quarantadue, ventuno
maschi e ventuno femmine, all’improvviso si sentono tutti stanchi e si
addormentano. Al loro risveglio si ritrovano in una classe seduti a dei banchi
e ognuno di loro indossa uno strano collare. Dopo un po’ entrano due soldati e
un uomo, il responsabile del programma, Sakamochi. Il disprezzo dell’autore
verso le dittature si manifesta palesemente nel descrivere lui e tutti gli
altri funzionari del governo. Impassibili nell’uccidere qualche studente, nello
schernirli o nello scommettere su di loro su chi sarà il vincitore. Anche
attraverso la bocca di alcuni studenti il suo disprezzo verso le dittature è
manifesto. Il responsabile inizia a
spiegare il gioco e oltre ad uccidere una studentessa perché stava mormorando
con una compagna, né ferisce un’altra Noriko Nagakawa perché tentava di soccorrere
uno studente maschio che aveva iniziato a protestare e che alla fine fa una
brutta fine. Le regole del gioco sono semplici e fatte a posta per costringere
gli studenti a combattere fra di loro anche se non lo vogliono: se non morirà
uno studente ogni ventiquattro ore i collari esplodono; se ci cercherà di
scappare i collari esploderanno; affinché gli studenti non si nascondano in un
posto e ci rimangano per tutta la durata del gioco ogni ora vengono dichiarate
vietate delle zone; chi si trova nelle zone vietate viene fatto esplodere; ad
ogni studente viene assegnato per caso uno zaino in cui troverà dell’acqua, del
cibo o un’arma che può rivelarsi inutile oppure pericolosissima. Quando inizia
il gioco alcuni si nascondono spaventati e per nulla sicuri degli altri
compagni decisi ad uccidere se verranno attaccati, altri cercano di riunire il
maggior numero di compagni per poter escogitare insieme un piano di fuga, altri
infine decidono di partecipare al gioco attivamente e senza alcuna remora
morale. Ciò che mi ha colpito è che la maggior parte degli studenti può rientrare
nella prima categoria. Molti infatti cercano di uccidere non perché vogliono
farlo, ma perché spaventati dal fatto che gli altri forse li vogliono uccidere.
E’ il dubbio di non potersi fidare di chi si a di fronte a spingerli.
Emblematico in questo caso la morte di un gruppo di studentesse riunito in un
faro. All’inizio vanno d’amore e d’accordo, poi per un malinteso una ragazza
avvelena una sua compagna quando vorrebbe in realtà uccidere un ragazzo di cui
è spaventata. Non confessando ciò che ha fatto, le compagne si accusano fra di
loro e alla fine muoiono tutte. Chi cerca di raccogliere tutti gli alunni e lo
fa con troppa fiducia in loro però non fa nemmeno una fine migliore. Vengono
infatti uccisi da coloro che hanno deciso di partecipare al gioco e che
sfruttano la fiducia mal riposta. La strategia più giusta è quella di Shogo che
seleziona accuratamente i compagni di cui fidarsi e la sua scelta ricade solo
su due Noriko e Shuya. Un libro sicuramente da leggere se non siete persone a
cui non piacciono le descrizioni dettagliate di omicidi brutali, che dopo un po’
tendono anche a stancare e in cui tutti i personaggi vengono delineati
abbastanza bene, anche se ovviamente non tutti possono avere lo stesso spazio o
essere approfonditi allo stesso modo.
7/10
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