La Voce del Fuoco
La Voce di Fuoco
L’autore di questo libro è il famosissimo Alan Moore. Se
ovviamente non lo conoscete, vuol dire che probabilmente non sapete molto di
comics, perché
non c’è
stato nessun autore che ha influenzato come lui questo genere letterario. V for
Vendette e Watchmen, che hanno ispirato i loro omonimi film, hanno ridefinito
il concetto di supereroe. Comunque non è mia intenzione annoiarvi con una
storia del fumetto, volevo spiegarvi il motivo per cui ho deciso di leggere
questo libro. Ossia se questo autore riusciva a esprimere la sua genialità anche nella classica forma del
romanzo. Secondo me ci è
riuscito alla grande. Chi è il protagonista della Voce di Fuoco? E’ la città di Northampton, cioè la sua città. La “omaggia” narrando delle vicende di alcuni
individui nel corso della sua lunga storia, dalla preistoria per arrivare al
1995. Le vicende possono essere lette in maniera indipendente le une dalle
altre, ma ci sono dei piccoli legami. Oltre alla città di Northampton, ricorrenti sono
il fuoco, la fine violenta dei protagonisti, lo sciamano dalle corna di cervo,
la malattia degli arti inferiori, gli shagfoal (citati e intravisti di
sfuggita, ma che non compaiono mai) e il mese di Novembre. Il primo racconto
non può
iniziare nel peggiore dei modi. Pensate, è in prima persona, come tutti gli
altri racconti, ma è
raccontato da un preistorico ritardato e il modo in cui è riproposta la sua narrazione è verosimile al massimo, anche se
molto ostico per noi. La sintassi è piena di errori e non si capisce
bene che cosa voglia dire in alcune parti. Io l’ho interpretato come una sfida. L’autore ci dice: “Volete un romanzo semplice e
facile da comprendere? Bene, posate questo e passate al prossimo! Non voglio
che a leggere il mio libro siano tutti, non mi importa che diventi un best-
sellers. Voglio che venga letto dalle persone giuste. Supera questa prima prova
inziale e sarai degno di sapere cosa c’è scritto dopo.” La fatica è stata tanta, anche se in una
prosa così
ostica ho trovato momenti di rara poesia e a espressioni che secondo me sono
veri colpi di genio come questa: Io fa
chiude gli occhi, così
che lei non vede.
Cioè
il protagonista ha paura di una donna e così chiude gli occhi pensando che
così
non le faccia del male, un po’ come fanno i bambini che vedono nel bui dei mostri
immaginari e chiudono gli occhi pensando che così scompaiono. Con il secondo
racconto, la prosa diventa più scorrevole anche se la protagonista, che è anche una donna della
preistoria, usa solo il presente e quindi devi stare attento a quando parla
degli eventi che gli stanno succedendo adesso e di quelli che gli sono già successi. La prosa con gli altri
racconti diventa scorrevole, ma i messaggi nascosti sono altrettanto difficili
da capire e comprendere. Uno che più mi ha colpito e divertito è stato Confessioni di una
maschera, in cui è
una testa infilata ad una lancia a raccontare la sua storia e il suo
quotidiano. L’ironia
di Moore si manifesta anche nelle Complici nel Rammendo e Io Porto i
Reggicalze. In tutti la psicologia dei personaggi è resa benissimo e sembra perfetta
l’empatia
che l’autore
ha con loro. Non si sente affatto la sua voce, ma quella di ognuno di loro. L’ultimo racconto si svolge nel presente
e il protagonista è
Alan Moore che parla di questo libro, di alcuni episodi della sua famiglia e
descrivere fisicamente e concettualmente la sua città. Tenebre nascoste dietro tendine di tulle. Follia. Violenza. Anche solo
ad un esame superficiale, sono queste le tinte predominanti della tela di
Northampton. E’
innegabile che vi si nascondono anche lo stupore e la malinconia e un pungente
senso dell’umorismo…
Finito il libro, due sono state
le sensazioni che più
ho provato. Un senso di soddisfazione, ma soprattutto la voglia di rileggerlo
una seconda volta per capirlo meglio e ritrovare tutte le frasi che mi hanno
colpito e come il fuoco mi hanno marchiato il cuore.
Voto
Bellissimo, poetico ma non per tutti
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