Una storia poco conosciuta I
Spesso capita che la Storia venga cristallizzata dei
libri di scuola o subisca una semplificazione che fa perdere la complessità
degli eventi, oppure semplicemente la si ignora parzialmente o la si modifica
affinché corrisponda alla propria ideologia. Nella più che millenaria storia
della nostra penisola, il Risorgimento è quello che più di ogni altro a mio
avviso ha subito deformazioni, semplificazioni oppure viene totalmente
ignorata.
Una deformazione riguarda la triade che ha portato a compimento
l’Unità d’Italia, ossia Cavour, Vittorio Emanuele II e Garibaldi, che
l’ideologia postunitaria ha fatto passare come uniti da un forte legame. Questo
potrebbe essere vero per la coppia Cavour – Vittorio Emanuele II, anche se
anche loro hanno avuti molti dissidi. Un discorso a parte invece spetta per
Garibaldi. Una semplificazione riguarda Garibaldi, considerato dai neoborbonici
del duemila come un mercenario al servizio dei Savoia. Eventi quasi del tutto
totalmente ignorati sono quelli che riguardano sempre Garibaldi, ma dopo la spedizione
dei Mille e di cui parlerò. Con questi piccoli articoli tenterò di puntare la
luce su alcuni episodi della nostra storia che la maggior parte delle persone
ignora. Oggi illustrerò un episodio avvenuto dopo l’incontro di Teano fra
Vittorio Emanuele II e Garibaldi. Si svolge alla Reggia di Caserta. Il Generale
che ha permesso l’unificazione dell’Italia ha messo in riga il suo esercito,
composto da uomini valorosi, ma stanchi, mal vestiti e mal equipaggiati, che
hanno resistito a Volturno contro l’esercito borbonico, ma che non lo hanno
vinto del tutto e non avrebbero mai potuto farlo senza l’esercito piemontese;
tra di loro vi sono uomini che diventeranno grandi politici, grandi generali
nel neo regno, ma anche uomini che torneranno all’oblio della storia, ci sono
meridionali o convinti di combattere soprattutto per la distribuzione dei bene
demaniali o in cerca di amnistia, alcuni di loro diventeranno in futuro dei
briganti come Carmine Crocco o Pietro Monaco. Avevano cercato di sistemarsi
come meglio potevano. Il loro generale si guardava con affetto paterno e loro
con ammirazione. Tutti aspettavano. Che cosa? L’arrivo del re d’Italia che doveva
passare in rassegna le truppe e dare un piccolo gesto di gratitudine agli
uomini che gli avevano portato metà Italia. Aspettarono ore, ma il re non
arrivava. Quando Garibaldi capì che il sovrano non sarebbe mai arrivato, si
sentì umiliato davanti ai suoi uomini, mesto lasciò i suoi prodi e appena poté
si imbarcò sulla prima nave per tornare all’isola di Caprera.
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